Sabato scorso ci siamo trovate nella sede per il solito incontro settimanale.
Avevamo in progetto di provare a trapuntare a macchina, usando la macchina sashiko di Giovanna; la settimana precedente avevamo provato con quella di Paola ma abbiamo rotto troppi aghi e i risultati non erano soddisfacenti.
Cosetta, pensando di portarci un lavoro su cui provare e allenarci ci ha portato questo pannello delizioso frutto del lavoro svolto durante un corso anni fa.
Ma alla fine abbiamo provato direttamente con la nostra coperta Elba.
L'abbiamo arrotolata con pazienza e abbiamo provato a cucire.
Il risultato è stato migliore, ora proveremo con calma e pazienza a continuare e vedremo cosa succederà.
Eccolo terminato da Giovanna per il tavolo della sua figliola Sabrina, che immagino apprezzi e ringrazi.
Si tratta di fiori contornati da log cabin.
Chiederemo a Giovanna di inviarci una foto più dettagliata per meglio apprezzare il lavoro che, visto da vicino, vi assicuro, ha dei colori deliziosi.
Sabato scorso abbiamo organizzato, grazie a Laura Ferrari e consorte, un bellissimo corso presso la nostra sede: come ricoprire di stoffa delle scatole di cartone.
Abbiamo tagliato, incollato, stirato, e poi chiacchierato e mangiato pasticcini e bevuto il te come nella migliore tradizione della casa.
E' stato un pomeriggio gradevolissimo e ci siamo riproposte di organizzarne altri in futuro.
Laura ci ha insegnato insieme alla sua assistente Mariastella, a loro il nostro grazie più sincero per la disponibilità, pazienza, competenza e simpatia.
E' stato tutto molto piacevole e in particolare è stata grande la soddisfazione di vedere realizzato, al termine del pomeriggio, un progetto completo, senza avere il problema di ritagliare un attimo di tempo a casa per concludere il lavoro cosa che spesso si traduce in un accantonare e rimandare all'infinito la realizzazione.
Voglio mostrarvi alcune fotografie di lavori finiti da Maria, una nostra compagna d'avventura.
Sono coperte fatte da lei che io trovo splendide, sia come colori che come modelli.
Un brava sentito da tutte noi a Maria e un invito a continuare così.
Torna alla nostra attenzione la nostra mitica coperta Elba; ricordate: eravamo rimaste a noi che scucivamo il panino e la piccola, per fortuna, parte già trapuntata quando ci siamo accorte che il tessuto da noi tinto, usato per il retro, lasciava inesorabilmente il colore.
Vi avevamo raccontato la nostra disavventura in questo post.
Lo scorso sabato abbiamo ricomposto un nuovo panino con un tessuto acquistato appositamente, senza tinture.
E ci siamo nuovamente godute lo spettacolo di questo splendido tappeto di fiori. (non so a voi ma a me piace un sacco).
Ora si riparte con il trapunto, ma con un altro progetto... che vedremo più avanti.
Il lavoro di cucito si alterna a quello del disegno.
I modelli dei fiori in appliqué sulla "Coperta Elba" vanno copiati sulla carta e poi ritagliati.
Quale migliore luogo di una finestra per tutto ciò?
Ancora non avevamo fermato l'attenzione su questo aspetto del nostro lavoro di cucito.
Questo sempre per restare nel tema degli ultimi post pubblicati in questi giorni: cucire per noi non è solo cucire, è tanto, tanto di più, dalle cose più semplici a quelle più complesse, oltre allo stare insieme ovviamente.
Come scritto nel post precedente, il cucito è per noi occasione di chiacchiere e di divertimento, e anche di logica matematica.
Già ci era capitato in passato, quando ci siamo divertite a contare i punti della nostra coperta "Il giardino della nonna".
Oggi il quesito è stato un altro.
Paola ci ha portato i campioni della quiltatura con la sua nuova macchina sashiko (guardate che meraviglia); io ero proprio curiosa di capire come fosse possibile che una macchina da cucire ricreasse l'effetto della quiltatura a mano.
Ad Erminia, non sappiamo bene perché, è uscita questa affermazione: "così si risparmia del filo!"
Allora è partito il calcolo per verificare se questa affermazione fosse o meno vera.
Non l'ho fotografato ma il retro della stoffa quiltata è percorso da un filo continuo, come nelle cuciture "normali" e se guardate attentamente e da vicino vedrete che il punto superiore è composto dal filo doppio.
Quindi il consumo totale di filo è: quello nascosto come quello di una macchina da cucire normale e quello in evidenza uguale perché il filo doppio in realtà potrebbe essere disteso a "coprire" il vuoto apparente.
Infine, poiché anche in una macchina da cucire il filo usato è doppio, uno evidente e l'altro nel retro del lavoro siamo giunte alla conclusione che la sashiko consuma la stessa quantità di filo della macchina normale anche se a prima vista pare sia più "rispasrmiosa"
E ora ridete pure di queste nostre elucubrazioni matematiche così come abbiamo riso noi alla fine di tutto questo ... ragionamento.